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La Mosca d'oro

Patrizia Napoleone

Copertina

Disponibile in libreria e online il nuovo romanzo di
Patrizia Napoleone

LA MOSCA D'ORO

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LA SCHEDA DEL LIBRO:


Copertina
Edizioni Albatros Il Filo
 

LA MOSCA D'ORO
Patrizia Napoleone

175 Pagine - Prezzo: €13.50

978-88-567-2654-1

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Dott.ssa Patrizia Napoleone



Patrizia Napoleone
è una letterata psicologa. Per anni ha insegnato Lingua e letteratura Italiana nei Licei e attualmente svolge la professione di psicoterapeuta a Pisa, dove risiede. Si è sempre dedicata alla scrittura. Ha pubblicato saggi di critica letteraria, poesie e racconti. Dal 1998 conduce il laboratorio di scrittura creativa da lei ideato e fondato 'Viaggi di parole'.
  La mosca d'oro (quarta di copertina)
Sebastiano Colnati, brillante giornalista di frontiera, ribellatosi ad un destino che lo avrebbe voluto ecclesiastico, sfugge alla morte in un pericoloso attentato in Libano e si prende una pausa, che lo porterà ad indagare sulle sue origini, le sue radici. Simboli misteriosi, relazioni difficili, amori impossibili e storie di personaggi si intrecciano fino a rivelare verità scomode, mai raccontate. Fiaba e storia si mescolano in questo romanzo fino a diventare inscindibili, perché "è la fiaba che spiega ed è la storia che nega, sia quando è storia di uomini e di donne, sia quando lo è di popoli", come sostiene la stessa autrice. Descrizioni poetiche, immagini suggestive, amore e suspense scorrono sulle pagine di questo libro, che si legge tutto d'un fiato. La ricerca della realtà e della verità che il protagonista insegue mescola il personale con il collettivo, il passato con il presente, la vicenda personale con la "storia illustre", le ragnatele si dipanano, il puzzle è ricostruito e la memoria, con la speranza, ritorna a esistere.


Incipit del romanzo:
 
 
Oleandri in fila ai due lati della strada, macchiati di bianco e rosso, rosso e rosa, si aprivano a ventaglio davanti ai suoi occhi. Una vacanza lunga, aveva detto ai colleghi. Dopo le avventure in Medio Oriente, una stagione di safari in Kenia. Kabuji, vecchio amico di studi, lo avrebbe accolto a braccia aperte, il buon Kabuji.
L’andatura lenta con la quale procedeva sull’autostrada cul­lava i ricordi. Gli sembrò di rivederlo, quel ragazzo alto e ma­gro al quale aveva insegnato a giocare a pallone nel campetto dell’oratorio, dove i figli dei poveri, di qualunque colore fosse stata la loro pelle, avevano qualche possibilità di sottrarsi alla strada.
Gli parve di rivedere anche Don Gobetti, con le sottane tirate su, che, con due mosse di piede, il “cucchiaio” e la “ve­ronica”, un calcio all’insù e una piroetta, faceva sparire il pal­lone sotto i loro occhi.
Rideva da solo Sebastiano: quei ricordi di giochi lo metteva­no di un buon umore misto a tenerezza.
In collegio crescevano insieme bambini africani, sottratti dai missionari alla fame e alla malaria, con figli di contadini lom­bardi, che intorno al tavolo avevano troppe bocche da sfama­re. Mangiavano poco anche in collegio, studiavano e venivano educati dai preti con la dichiarata speranza che un giorno diventassero pastori d’anime, come loro, ma giocavano tanto. I canti, le scorribande in cortile, le partite di pallone scalzi, parvero a Sebastiano i soli ricordi che si erano stampati nella sua mente: grappoli di ragazzi sempre in corsa e un vocio scomposto e allegro.
Ma il sorriso gli si spense sulle labbra man mano che davanti a lui, sovrapponendosi alle immagini dell’infanzia, gli appari­vano altri bambini. Si presentarono in un modo strano.
Quei bambini, come scherzi argentati del sole, che gioca con l’asfalto e si fa acqua e folletto e mostro, apparvero dentro una visione spettrale: la polvere negli occhi che lo accecava, e il boato enorme che lo ingoiò e lo risucchiò come una bocca mostruosa, la saliva acida, e il franare aguzzo di vetri. Il buio. Aveva gridato lui per primo? O si era svegliato circondato da urla isteriche, stracciate nei singhiozzi, nel tossire soffocato?
Gli oleandri gli correvano incontro e gli aprivano negli oc­chi fuochi d’artificio: gli oleandri e la corsa affannata di quel bambino, la corsa di un metro, due, la fuga dalla morte che sagace lo ghermì alle spalle prima che raggiungesse Esther, la sua maestra, che non poteva aiutarlo, non poteva, perché le sue gambe erano rimaste incastrate sotto le macerie, soltanto gli gridava di raggiungerla, di correre, finché poté gridare: poi la nuvola grigia e densa della polvere. Una sterzata e Sebastiano fermò l’automobile al Grill. …




 

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