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Per il teatro prima del teatro  

PER IL TEATRO
PRIMA DEL TEATRO

Laboratorio

"il nostro è un mondo di chiasso, confusione e traffico senza precedenti. Ma anche voi siete nati dal sole, e viaggiate verso di lui. Questo è un invito a respirare l'aria pura, a percepire il fuoco al centro del vostro cuore e a gustare la piena fioritura del vostro spirito"
Michael J. Gelb

 

Il laboratorio che propongo si inquadra nel metodo e nelle tecniche della "Psicosintesi" e in particolare nasce dallo studio e dalle riflessioni sulla XI lezione del 1967 di Roberto Assagioli intitolata "La vita come gioco e rappresentazione" dove lo stesso Assagioli afferma che "se osserviamo noi stessi e gli altri con sincerità, senza preconcetti e illusioni, dobbiamo riconoscere, anzi constatare, che ognuno di noi rappresenta o recita varie parti nella vita. Ciò è inevitabile e costituisce la trama dei nostri rapporti interpersonali e sociali. Ma per lo più recitiamo le nostre parti inconsciamente, senza rendercene conto, e perciò recitiamo male!… Il recitare una parte o meglio delle parti nella vita, costituisce una tecnica psicosintetica di importanza fondamentale. Si potrebbe forse considerarla quale tecnica centrale dell'arte di vivere, con la quale tutte le altre sono collegate e dalla quale in un certo senso dipendono".

Nella III lezione del 1963 intitolata "l'animo molteplice" lo stesso Assagioli già diceva che "una delle maggiori cecità, una delle illusioni che più ci impediscono di essere quali potremmo essere, di raggiungere l'alta mèta cui siamo destinati, è il credere di essere, per così dire, tutti d'un pezzo, cioè di possedere già una personalità ben definita (…) l'uomo, che sa tante cose del mondo, non conosce se stesso! In certi momenti ci accorgiamo che vi sono in noi elementi contrastanti e dobbiamo occuparci di metterli d'accordo; ma, siccome è una constatazione sgradevole e scomoda, un penetrare in un mondo che ci è quasi sconosciuto, nel quale intravediamo un caos che ci impaurisce, noi rifuggiamo di entrarvi".

Il senso più profondo di queste parole di Assagioli sembra vibrare in una pagina del Diario di Katherine Mansfield: "Fedele a se stesso! Ma a quale se stesso? A quale dei tanti se stesso, che a ben guardare possono essere anche centinaia? Perché con tutti questi complessi e repressioni e vibrazioni e riflessioni, vi sono momenti in cui ho l'impressione di essere semplicemente il piccolo impiegato di un albergo senza proprietario, affaccendatissimo a registrare i nomi dei risoluti clienti e a consegnare loro le chiavi delle stanze".

In effetti il sentire le vibrazioni della molteplicità dell'anima è proprio dei registi e degli attori, che entrano nel labirinto dei "diversi da sé", come li chiamò William James, per osservarli, identificarli e guidarli, come un regista con i propri attori. Possiamo arrivare a dire che la funzione del regista è quella che svolge l'io nei confronti delle subpersonalità, che costituiscono quel repertorio di ruoli e parti da recitare con cui ci muoviamo nel grande teatro della vita.

Secondo Assagioli è infatti indispensabile riconoscere e dunque accettare le subpersonalità, benché questo compito susciti sorpresa e talvolta turbamento: "In generale si passa dall'una all'altra, senza averne chiara consapevolezza: esse sono tenute insieme solo da una vaga memoria; ma in pratica le subpersonalità agiscono come esseri differenti con caratteristiche molto diverse e anche opposte. Perciò è necessario divenire consapevoli della esistenza di queste subpersonalità in un tutto organico più ampio senza reprimere nessuna delle caratteristiche utili" . Dunque "non sopprimerle né tiranneggiarle, bensì dirigerle, fare recitare ad ognuna la parte giusta che le è dovuta".

Questo compito è affidato all'Io cosciente capace di identificarsi e disidentificarsi dalle sue subpersonalità secondo il contesto e la situazione in cui opera.

L'attore, come 'l'Io', si immedesima nei suoi personaggi, soltanto in quanto aderisce a questi sul piano sia emotivo sia mentale, ma nello stesso tempo "sta ad osservare", è "qualcuno di diverso" da ognuno di questi, così lo sono anche il regista o lo scrittore di testi teatrali, come responsabili della 'sintesi' dell'opera teatrale.

Uno dei primi esercizi nel laboratorio è quello di svolgere un testo teatrale in forma di dialogo fra personaggi che rappresentano subpersonalità emergenti dell'autore del testo e da lui riconosciute.

Potremmo dire che 'l'anima molteplice' è formata da tanti attori che 'recitano' nel nostro teatro interiore; ognuno può recitare bene la sua parte ignorando quella dell'altro e poi tornare dietro le quinte senza che sia stata messa in scena una rappresentazione teatrale, perché non si è messo all'opera il regista garantendo il distacco e la sintesi.

Infatti identificarsi 'sic et simpliciter' in un personaggio interiore significherebbe irrigidire e rendere permanente ciò che è fluido e impermanente, come il modellarsi e rimodellarsi del nostro mondo interiore. Se ci si 'attacca' ad un ruolo o ad una subpersonalità si va incontro al dolore di una perdita, per evitare la quale non possiamo che bloccare il cambiamento e dunque la nostra crescita.

La disidentificazione permette il distacco tramite l'osservazione.

Finché ci identifichiamo con i nostri personaggi interiori, questi, come attori, ci fanno recitare inconsapevolmente le nostre 'parti'; quando invece ci disidentifichiamo da essi per entrare nel nostro centro unificatore, che agisce come un regista, possiamo osservarli, dirigerli e incominciamo a 'recitare' consapevolmente.

Così si esprime Assagioli: "Una rappresentazione scenica richiede il contributo e la cooperazione di diversi agenti: l'autore dell'opera teatrale, il regista che la mette in scena, gli attori che la recitano. Orbene, in ognuno di noi, l'autore è o dovrebbe essere, il Sé spirituale, il quale sceglie il tema, il compito, o meglio i compiti della vita individuale, le parti che la personalità deve impersonare. L'io cosciente, il centro della coscienza, ha la funzione di attuare il piano della vita che gli si rivela via via; esso è il regista. Il successo della rappresentazione dipende in massima parte da lui, dal suo riconoscimento e dalla sua comprensione della trama della commedia; dalla sua accettazione di essa, dal suo impegno, dalla sua abilità nell'istruire gli attori. Chi sono questi? Sono le varie subpersonalità esistenti in noi. Ognuna delle subpersonalità svolge una funzione specifica, cioè recita una propria parte nella vita familiare e sociale" E' un riscoprirsi 'attori' e allo stesso tempo 'spettatori', cioè 'testimoni' del nostro essere 'attori'.

Possiamo dire paradossalmente che se l'attore non si disidentifica dal suo personaggio, non può neppure immedesimarcisi, poiché egli ne diviene 'padrone' solo quando l'ha accolto e accettato, compreso e studiato, infine interpretato.

L'attore deve essere fuori e dentro, distinguere tra le sue emozioni e quelle del personaggio; a tale proposito Assagioli dice che certi attori "mantengono la propria autocoscienza individuale distinta sia pur in varia misura, dalle parti che via via recitano sulla scena: possono mantenere un'auto-osservazione, un auto-dominio e quindi una disidentificazione, uno sdoppiamento fra la parte che osserva e dirige e quella che agisce".

Queste riflessioni, valide per il teatro e per la costruzione di metodi e tecniche del teatro, sono altrettanto valide ed efficaci 'prima' del teatro, in quell'area di lavoro sulla comunicazione, sull'espressione e sulla consapevolezza psicofisica, che coinvolge cioè il corpo percettivo e sensitivo, le emozioni e la mente, di cui mi occupo e che trovo opportuno sia per chi voglia avvicinarsi al teatro nel suo specifico in maniera 'pulita', cioè liberata dalle scorie delle sue parti 'ombra' o dei suoi 'bisogni' non risolti, sia per tutti quelli che, attraverso la 'rappresentazione' di se stessi e del 'diverso' da se stessi, vogliono entrare in un processo di consapevolezza personale, a livello psicocorporeo, per 'recitare' meglio le loro 'parti' nel grande teatro della vita.

Prima del teatro possono esserci infatti il 'disagio' e l' 'inibizione', che non permettono l'accesso e la gestione delle proprie emozioni come anche la coscienza e la gestione del proprio corpo, il riconoscimento e il confronto con il 'diverso' e 'l'altro da sé' nella comunicazione.

E' una buona propedeutica al teatro l'utilizzo di un metodo che, attraverso tecniche appropriate, fa interagire dinamiche di identificazione e di disidentificazione, con lo scopo di tendere all'integrazione delle diverse parti (mentale-emotiva-fisica) al fine di liberare e modellare l'energia che è in noi.

E' infatti da osservare come in ogni essere umano ci sia un impulso spontaneo a realizzarsi in senso emotivo e creativo, che però è spesso 'bloccato' o non sufficientemente riconosciuto, tanto che viene utilizzata ordinariamente soltanto una piccola parte del nostro potenziale energetico e creativo.

L'obiettivo di questo percorso è quello di formare a una comunicazione creativa con se stessi e con gli altri in cui il linguaggio del teatro è usato per rimettere in movimento la capacità di raccontarsi attraverso il corpo in rapporto al proprio tempo e al proprio spazio.

Il gioco 'drammatico', in questo percorso, nasce nel momento in cui il soggetto prende consapevolezza di svolgere una 'funzione'- essere in un'azione e in un personaggio - e nel medesimo tempo prenderne le distanze.

Sul piano del 'disagio' e dell' 'inibizione', il processo attraverso il quale si arriva all' 'identificazione disidentificatoria' propria del teatro è quello che permette anche di contattare, senza averne paura, dunque senza rimozioni, le proprie parti 'ombra', attraverso giochi di specchi e di rimandi proiettivi, per conoscerle e utilizzare positivamente la loro energia, ma anche per gestirle senza esserne posseduti inconsapevolmente.

Il lavoro in laboratorio


Corsi esperienziali

Laboratory learning

Liberare le emozioni - crescere nella consapevolezza

Corpo - emozioni - mente

Tecniche psicocorporee

Ogni essere umano avverte un impulso spontaneo a realizzarsi in senso emotivo e creativo.
Tale impulso proviene dagli strati più profondi di se stesso.
Il nostro corpo può manifestare vitalità o stanchezza, salute o malattia; le nostre emozioni possono essere a volte contratte, a volte esplosive oppure armoniche ed equilibrate: la nostra mente può essere in continuo movimento o mantenersi in uno stato di calma e di chiarezza.
In una visione diversa della relazione CORPO - EMOZIONI - MENTE è importante attraversare lo spazio di separazione tra la sfera del mentale, quella emotiva e quella fisica e, attivando un dialogo costruttivo tra di loro, tendere a una armoniosa integrazione.

E' importante entrare in contatto con queste nostre parti e con la molteplicità dei nostri aspetti interiori e lavorare per la loro integrazione che è anche il presupposto per instaurare relazioni positive in tutti i nostri rapporti comunicativi.
E' importante attivare in maniera integrata queste nostre parti per liberare e modellare l'energia che è in noi.

L'energia pervade ogni cosa sia materiale sia immateriale e ne costituisce un propulsore vitale per 'andare verso', cioè entrare in relazione. E' un principio che regola tutto l'Universo definito anche dalla fisica moderna come una massa di energia dinamica, in cui tutti i fenomeni sono interconnessi e reagiscono a vicenda.
L'energia è anche la spinta verso la vita chiamata 'tendenza attualizzante', qualcosa che spinge a vivere sfruttando al meglio le risorse disponibili.

Nel gruppo viene attivata l'energia che è in ognuno di noi attraverso il riconoscimento e lo sviluppo della creatività, che può permetterci di andare alle radici di noi stessi per risvegliare la nostra immagine interiore, di esprimere la scoperta dei propri talenti e dei linguaggi che ci sono più congeniali, attraverso i quali impiegare al meglio le risorse disponibili.

L'attività che si svolge nel gruppo in relazione ai temi scelti è esperienziale e presuppone la disposizione a lavorare su se stessi e con gli altri nell'ascolto e nella collaborazione reciproci attraverso le tecniche della scrittura creativa e del disegno, dell'espressione della voce e della rappresentazione teatrale, della musica, della danza e della meditazione.
Si rimane sempre padroni della propria crescita personale e si apre le porte verso gli strati più profondi del sé e verso la relazione comunicativa nel rispetto della propria integrità psicofisica.
E' un'esplorazione che trasforma.


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