Je t’aime – moi aussi: l’amore nella relazione di coppia

le costellazioni familiari
13 Gennaio 2016

Je t’aime – moi aussi: l’amore nella relazione di coppia

La coppia oggi: quando se ne incomincia a parlare, il discorso diventa immediatamente difficile, perché la ‘coppia’ è un sisteoma delicato e complesso, in cui si devono considerare diverse dinamiche in gioco: quelle individuali – infatti nella coppia l’individuo deve continuare a esserci -, quelle interne e anche quelle esterne, cioè derivanti da tutto il mondo che circonda la coppia e dal quale non può isolarsi, pena l’impoverimento e quindi il decadimento della coppia stessa. Vista tale complessità, non stupiamoci allora della difficoltà delle relazioni al suo interno, anche perché la coppia si costruisce su una relazione comunicativa che non può prescindere dall’intimità, intesa come sicurezza, confidenza, empatia, cioè la capacità di entrare nel sentire dell’altro e, nel contempo, di rispettare la libertà e la diversità di se stesso e dell’altro, capacità non certo facile a esercitare. Le statistiche sulla coppia oggi non sono affatto incoraggianti e sono proprio lì a dimostrare le difficoltà inerenti questo rapporto. La percentuale del divorzio è del 50%. L’altro 50% sarà soddisfatto? Forse il 20% di questo restante 50% continua a stare insieme soltanto per i figli? Forse l’altro 20% non si separa per interessi economici? E del 10% restante? Che dire? Quanti hanno relazioni extraconiugali? Quanti sono rassegnati, depressi o somatizzano malattie? Scoraggiante! Allora perché l’uomo e la donna si cercano, perché si sposano o comunque diventano compagni di vita, per fortuna, anche con entusiasmo e, nonostante tutto, con il loro carrettino carico di progetti e di desideri? La risposta è elementare: è così, semplicemente: siamo di fronte a un bisogno primario e imprescindibile – Natura e Cultura ci hanno costruito per la relazione. Fromm ne ‘ L’ ‘arte di amare’ dice che se l’uomo è conscio di se stesso, si sente entità separata dal Tutto della Natura e la ricerca della relazione è anche ricerca di ricongiungimento dell’Uno col Tutto. E l’amore? Quello romantico, che fa sognare e volare? Quello delle canzoni? In una relazione duratura l’amore è qualcosa di diverso, diciamo di più complesso, e incontrarlo non è neppure una questione di fortuna. “L’amore è un’arte?” Si domanda Fromm e, rispondendo affermativamente, conclude “ Allora richiede sforzo e saggezza” e bisogna anche essere convinti che ci sia qualcosa da imparare in materia di amore. Per esempio che i caratteri del maschile , la forza, l’azione, il verbo, il pensiero e quelli del femminile, l’immaginazione, l’intuizione, l’emozione non sono così separati come si potrebbe pensare: il maschile e il femminile, come energie e funzioni psichiche coabitano con diversi equilibri nell’uomo e nella donna. Solitamente l’innamoramento è una proiezione che spesso è immediatamente preceduta dal cosidetto ‘colpo di fulmine’ e seguita dall’illusione. L’uomo si innamora di quella donna che meglio risponde al particolare carattere della propria femminilità inconscia e in lei riflette, come se guardasse in uno specchio, una parte sconosciuta di se stesso. Questa stessa cosa avviene nella donna che proietta la sua parte maschile sull’uomo che incontra. E’ per questo che l’innamoramento dà un senso di completezza e di ricongiungimento di qualcosa che sembrava si aspettasse da sempre per essere interi. Questa è una fase transitoria in quelle relazioni in cui l’inizio seduttivo e proiettivo verrà traghettato verso l’intimità e verso il rispetto della diversità e della libertà dell’altro. Molti però, direi troppi, non reggono l’urto della caduta delle illusioni, perché non hanno maturato una personale integrazione e consapevolezza delle loro voci interiori, che, come piccoli attori, recitano le loro parti. Allora la discrepanza tra l’ideale e il reale genera il conflitto, che, se non è ben gestito, può provocare la fine della relazione di coppia. E’ il caso di Gloria che, costernata ma anche adirata e delusa, dichiara a suo marito “Davanti a me ho ancora mio padre- sei troppo diverso da lui, mio padre sì che era un uomo”. Gloria è una donna che si è innamorata del marito sulla base della proiezione della figura paterna idealizzata, proprio perché non sufficientemente elaborata dentro di sé; con gli ‘abiti’ del padre ha rivestito quel maschile inconscio che avrebbe dovuto integrarsi armoniosamente col suo essere donna – forza, responsabilità, razionalità, assertività – sono requisiti che la donna non ha fatto propri, non ha integrato nel suo femminile, ma ha lasciato stagnare nella figura paterna interiorizzata senza appropriarsene e che ha prestato al suo uomo nel momento della ‘luna di miele’, cioè della proiezione seduttiva, attraverso la quale si è concessa, superando con questo trucco i confini del superego censore, il permesso di innamorarsi di suo padre e di avere con lui rapporti sessuali; ma al momento del naturale ritiro della proiezione, la delusione è stata così grande che, per ristabilire un certo equilibrio con se stessa, deve scaricarla sul suo uomo reale, non facendolo sentire all’altezza del suo ruolo di maschio. E chi potrebbe gareggiare con un padre idealizzato e tirannico che non permette alla figlia di innamorarsi di un altro? Svalutare il proprio uomo in questo caso è una maniera per non tradire il padre, al prezzo dell’infelicità propria e del partner, che, se accetta il ruolo di uomo ‘inadeguato’, cronicizza questa situazione, rendendola senza via di uscita. In questo caso, Mario, il marito, che portava addosso il fantasma del genitore, ha avuto una sola possibilità: proporre se stesso e non sforzarsi di somigliare al fantasma: l’unico modo per salvare la relazione di coppia e anche liberare la moglie dall’irretimento nella figura paterna. Se questo non avverrà, Mario avrà almeno salvato se stesso. Spesso comportamenti e disagi che appaiono propri dell’individuo si spiegano e acquistano un senso quando sono visti all’interno non soltanto della coppia ma di tutto il sistema familiare, anche quello di origine. In certi casi problemi che ritornano nelle relazioni intime rimandano alle dinamiche dell’individuo nella sua famiglia di origine e sono modi per rimanere bambini e non staccarsi dalla famiglia con la reiterazione dei modelli comportamentali infantili. Talvolta in una famiglia c’è troppa tensione e il membro più ‘debole’, il bambino, l’assorbe su di sé e la esprime con un sintomo. Paolo era un bambino diabetico; i genitori, diventati ansiosi per la malattia del figlio, che inconsapevolmente non accettavano, lo proteggevano da ogni difficoltà, facendolo sentire inadeguato a fare da sé e avevano incominciato a non andare d’accordo fra loro, con litigi e conflittualità ben evidenti per Paolo che, spaventato all’idea della separazione dei genitori, quando la tensione fra loro era troppo alta, acutizzava i suoi sintomi fino a stare male tanto da creare in loro preoccupazione e in un certo senso costringerli a stare insieme, apparentemente d’amore e d’accordo, uniti dal compito di accudimento genitoriale e mettere da parte i litigi. Paolo oggi, nonostante sia insulinodipendente, ha una vita quasi normale ed è un professionista realizzato, ma non riesce a costruire delle relazioni affettive soddisfacenti. Le donne di cui si innamora in maniera incondizionata si ritirano dopo un poco da questo gioco infantile di richiesta di amore e protezione a causa della malattia, che nei momenti in cui emerge un conflitto che dovrebbe essere superato con il dialogo e una intesa alla pari, si aggrava in maniera involontariamente ricattatoria. La buona riuscita di una relazione di coppia sta anche nella consapevolezza da parte degli individui che la formano dei modelli di comportamento che derivano dalle loro famiglie di origine e una prima regola per la riuscita di un rapporto di amore è quella di essere se stessi. Ma quali se stessi? Certamente l’uomo e la donna che hanno superato la dipendenza e l’attaccamento di bambini verso i loro genitori e si sono avviati verso quel processo di trasformazione e di autonomia consapevole che dura tutta la vita e che rende capaci di aprirsi agli altri, anche al proprio partner, e di costruire una relazione affettiva che realizzi ambedue.
PATRIZIA NAPOLEONE

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